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Dodici giorni per salvare il pianeta

Zora ha El Machkouri

Lontano d ’ essere il titolo dell'ultima grande produzione Hollywoodiana, questa parola d ’ ordine è il tema ricorrente degli ecologi più ottimisti del pianeta che conservano gli occhi rivettati su Copenaghen dove s ’ è aperto il vertice internazionale sul clima, frattanto, o piuttosto, sperando che decisioni straordinarie e costrittive emergano di questi dibattiti climatologiques tra i 193 paesi che hanno risposto presenti.

Per una volta, l ’ Africa ha deciso di parlare d ’ una sola voce. Spetta agli aguets e conto bene farsi sentire. Infatti, l ’ uno degli obiettivi di Copenaghen è la diminuzione delle emissioni mondiali di gas a effetto serra da partire dal 2020 ed il mantenimento del riscaldamento medio sotto la soglia di 2°C. Ma, per garantire il loro sviluppo economico, i paesi africani non possono piegarsi a tali esigenze, libero di passare oltre i prossimi obiettivi fissati da questo vertice, ciò che intende fare d ’ altrove l ’ Sudafrica. Ma anche la Cina, l ’ India ed il Brasile. Tutti questi paesi emergenti sono così opposti a l ’ adozione di riduzioni costrittive delle emissioni di gas a effetto serra poiché secondo loro i fabbisogni di sviluppo di ogni paese sono diversi. Ma se la crescita economica e demografica continua senza l'adozione di cambiamenti drastici nel modo in cui le risorse sono utilizzate, il pianeta non sarà in grado di sostenere l'economia mondiale.

D ’ altrove, il continente nero vuole organizzare strategie di lotta contro i cambiamenti climatici, ma non senza compensazioni. I dirigenti africani hanno già deliberato sull'importo delle compensazioni qu ’ chiederebbero ai paesi sviluppati a Copenaghen, cioè quasi 44 miliardi d ’ euro di potere fare fronte a questi fenomeni climatici ed organizzare economie verdi. Una braccio di ferro che s ’ annuncia muscolare poiché i paesi sviluppati ha riconosciuto qu ’ dovevano portare il loro sostegno ai paesi in via di sviluppo, ma senza avanzarsi maggiormente.

Anche se c ’ è l ’ Africa, eccetto l ’ Sudafrica, che inquina meno, c ’ è ancora essa che fa più le spese delle confusioni climatiche che infliggono siccità, inondazioni e recrudescenza di malattie, di cui ha penato sollevarsi ogni volta. D ’ qui 2030, circa 90 milioni d ’ Africani di più saranno esposti all'paludisme. Copenaghen riuscirà a partorire d ’ un accordo multipartite che forza e soddisfacente per il pianeta e per l ’ Africa? Ciò sembra un'utopia, ma le matrici sono lanciate …

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Nel numero di
Marzo-maggio 2012


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